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martedì 5 aprile 2011

Basilicata, anno 1923

 
Viggianello
Cara Cristiana,
in questi giorni di commemorazioni, mostre e feste per i 150 anni dell’Unità d’Italia si è parlato – giustamente – di grandi personalità, di Cavour e Garibaldi, di Pisacane e della Castiglione, ma anche il racconto che ti farò io (anche se di ben diverso valore) ha un suo significato.
E’ la storia di una maestra vissuta tanti anni fa, la storia di tua nonna Lina. Era nata nel 1905 a Tricarico, in Lucania, aveva studiato a Potenza ed a soli 18 anni fu mandata ad insegnare a Viggianello, alle falde del monte Pollino. Vi arrivò sul dorso di un asino, dopo un viaggio avventuroso e trovò alloggio in una baracca di legno dove c’erano pochi banchi, una pila di legna da ardere e, in un angolo, il camino e il suo lettuccio. Faceva lezione ai bambini del circondario in due turni: i più grandicelli alle 4 del mattino perché, subito dopo, quegli alunni che erano pastorelli, dovevano portare al pascolo le pecore. I più piccoli, invece, arrivavano a scuola alla spicciolata, in piena mattinata. Dopo qualche anno la maestra lasciò quella località. L’accompagnò a valle tutto il paese. Le donne piangevano… Da Viggianello passò ad Oppido Lucano, a Brienza, ad Atella dove si ammalò di malaria per la presenza di una fiumara e delle relative zanzare. Ultima tappa fu Rionero in Vulture, patria di Giustino Fortunato e, per fortuna, lì trovò la ferrovia: un vero miracolo per quei tempi. Così la vita di quella maestra nella scuola proseguì fino al pensionamento. Quando, in famiglia, tua nonna ripensava, forse con nostalgia, alle migliaia di alunni a cui aveva messo la penna in mano diceva: “senza la scuola quei piccoli sarebbero stati ciechi ”.
Oggi io ripeto a te con orgoglio: anche questa è storia.
Una storia silenziosa, ma che ha avuto la sua importanza nel riscatto del Sud dalla miseria, dall’emarginazione, dall’analfabetismo.
Ti abbraccio
mamma
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martedì 11 agosto 2009

Il mio cielo

Conserverò tra le cose preziose questo cielo, il vento fresco, e questo paesaggio che conosco da sempre e continua a sorprendermi per la sua bellezza semplice e povera.
Nel mio cielo il sole nasce laggiù dalla pianura e percorrendo un arco, che si accorcia e si allunga con le stagioni, si spegne in un incendio di luce dietro le cime del monte Vulture.
Qui si ha la sensazione che il tempo corra come questo vento, trasformando solo le persone e lasciando il resto intatto.
Ora che sono già lontana mi resta una dolcissima tristezza, quella che si prova per gli amori che si riconoscono quando ormai sono già perduti.



I took these pics during a short holiday in my native town and, although I know this landscape since I was a child, I'm always surprised by its poor and simple beauty.
This sky is mine, here the sun rises from the plains and following an arch than shortens and stretches with seasons, it sets behind the peaks of Mount Vulture with flames of light.
Here time flows like cool wind, leaving all unchanged but people.
Now that I'm far away I'm suffering for a sweet sadness, just like the feeling for a love that's recognized only when it's gone.

domenica 14 ottobre 2007

M'arcord


So che una cara amica di Rionero ora legge le mie cronache di maglia in cui ogni tanto ci scappa anche qualcos’altro... Non credo che mi riconosca completamente così come capita anche a me. Non trova di sicuro le mie radici ed il mio senso di appartenenza alla terra lucana, non trova immagini e pensieri che testimoniano il mio affetto ed i miei ricordi.
Non voglio che mi creda straniera e distaccata, la lontananza fisica ed emotiva mi serve solo da anestetico, voglio quindi mostrare i tramonti che mi incantavano, e le ultime foto fatte durante le mie tappe fugaci lungo la strada che ora mi porta a casa, a Torino.


Lucania
Io lo conosco
questo fruscio di canneti
sui declivi aridi
contesi dalla frana
e queste rocce magre
dove i venti e le nebbie
danno convegno ai silenzi
che gravano a sera
sul passo stanco dei muli.

E’ poca l’acqua che scorre
e le vallate sono secche
spaccate d’argilla.

Di qui le mandrie migrano
con l’autunno avanzato
per la piana delle marine
tuffando i passi nelle paludi.

Di qui è passata la malaria
per le stazioni sul Basento
squallide segnate d’oleandri.

Da noi la malvarosa è un fiore
che trema col basilico
in un vaso di terracotta
e il rosmarino cresce nei prati
sulle scarpate delle vie
accanto ai buchi delle talpe.

Da noi si riposa il falco e la civetta
segna la nostra morte.

Da noi il mondo è lontano
ma c’è un odore di terra e di gaggìa
e il pane ha il sapore del grano.

Mario Trufelli


Basilicata

I know a dear friend of mine from Rionero is reading my knitting news that sometimes are jumbled up with something else... Surely she won’t recognize me entirely, as it happens to me too. She will not find here my roots and the feeling I belong to my native Lucania. She won’t find either pictures nor thoughts to bear witness for my love and my memories. But I don’t want her to believe I’m foreign and careless, my physical and emotional distance is a useful anaesthetic.
Now I’m showing those sunsets that used to put a spell on me, and my latest pictures, taken on my fleeting stops along the way that now leads me back home, back to Turin.


Lucania
I know well
this rustling of reeds
on the barren slopes
contested by the land slide
and these bleak rocks
where the winds and fogs
join the silence
which in the evening falls heavy
upon the tired pace of the donkeys.

Scant is the water that flows
and the cracked valleys of clay
are dry.

As the Autumn comes,
the herds migrate seaward
treading the swamplands.

Malaria swept through these sites
by the way of the dismal
oleander-lined stations
of the Basento.

In our land, the hollyhock is a flower
that trembels with basil
in a terra-cotta vase
and rosemary thrives in the fields
by the side of the roads
beside the tunnels dug by the moles.

In our land the hawk rests and the owl
calls our death.

The world is far from our land,
but here is a scent of earth and sweet acacia
and the bread bears the taste of wheat.


Mario Trufelli
(translation by Silvia Guglielmi)

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